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La carriera alias: un passo avanti per i diritti degli studenti transgender

La carriera alias: un passo avanti per i diritti degli studenti transgender

By Universo Docente

La storia di Geremia, uno studente transgender che ha ottenuto il riconoscimento dei suoi diritti in una scuola di Pisa, è una vittoria importante. Dopo intense occupazioni e proteste che hanno coinvolto gli studenti e molti insegnanti, finalmente Geremia potrà essere identificato per ciò che è veramente: un ragazzo. Nonostante il suo nome di battesimo, Giulia (nome di fantasia), sia ancora riportato sulla carta d’identità, questa battaglia ha aperto la strada per la visibilità e l’accettazione dei giovani transgender.

Tuttavia, non tutti hanno avuto la stessa fortuna di Geremia. Al momento, c’è ancora una lotta in corso presso un liceo scientifico di Milano, dove un professore si è rifiutato di insegnare agli studenti che indossano una gonna. Questo episodio ha riportato in primo piano la questione delle carriere alias, un tema che non ha fatto grandi progressi dal 2018, quando l’Università di Venezia ha introdotto questo servizio. Da allora, nessun altro ateneo si è unito a questa lista.

Ma cosa sono esattamente le carriere alias? Si tratta di un profilo burocratico alternativo e temporaneo riservato agli studenti (e in alcuni casi anche ai docenti e al personale) che stanno attraversando un percorso di transizione di genere. Questo permette di sostituire il nome di nascita, assegnato in base al sesso biologico, con il nome scelto dalla persona trans per identificarsi. Non essendo un documento ufficiale, la carriera alias non ha valore legale al di fuori di scuole e università. Attualmente, solo 32 università su 68 offrono questo servizio, e solo cinque lo estendono ai docenti, mentre due lo estendono anche al personale tecnico-amministrativo. Nel contesto delle scuole superiori, solo una decina di istituti ha adottato la carriera alias.

Come funziona? Le università che offrono questo servizio consentono ai richiedenti di ottenere un nuovo badge e un nuovo indirizzo email che riflettono il nome scelto dalla persona trans. Tuttavia, nell’attestato di laurea comparirà ancora il nome di nascita, fino a quando non sarà ufficialmente rettificato. Anche per tirocini curriculari e programmi Erasmus, sarà necessario utilizzare il nome di nascita. È importante sottolineare che la carriera alias non è da confondere con il doppio libretto, che aggiunge un secondo libretto senza sostituire i dati anagrafici. La carriera alias può anche essere attivata in alcune scuole, consentendo agli studenti trans di vedere il loro nome scelto nei quadri dei voti, nel registro elettronico e nel libretto. Nel caso degli studenti minorenni, la richiesta deve essere presentata dai genitori. È necessario aver iniziato un percorso psicologico e medico per accedere alla carriera alias, e solo il personale amministrativo avrà accesso alle informazioni sul sesso biologico, soggetto all’obbligo di riservatezza.

Perché è così importante? Questo strumento serve a garantire un ambiente sereno per tutti gli studenti, proteggendoli da insulti transfobici e discriminazioni. Alcune delle forme più comuni di discriminazione includono il “misgendering“, cioè l’utilizzo di termini che si riferiscono al sesso biologico invece dell’identità di genere con cui la persona si identifica, e il “deadnaming”, che consiste nell’utilizzare il nome di nascita anziché il nome scelto dalla persona trans, negando così la sua identità di genere. Questi errori possono essere intenzionali, per ignorare l’identità di genere, o possono derivare da semplice disattenzione o scarsa conoscenza dei termini appropriati.

Sebbene le carriere alias rappresentino un passo avanti per i diritti dei giovani transgender, è evidente che ancora c’è molto lavoro da fare. È fondamentale che sempre più istituzioni scolastiche e università si uniscano a questa iniziativa per creare un ambiente inclusivo e rispettoso di tutte le identità di genere. Solo così potremo costruire una società più equa e accogliente per tutti.